Friday Heirloom 111: In 2020 A Museum is a Business of Happiness ENGLISH/ITALIANO

Friday Heirloom 111: In 2020 A Museum is a Business of Happiness ENGLISH/ITALIANO

Transformative change begins to happen in our institutional cultures when we examine, interrupt, decenter, and replace harmful and oppressive organizing structures and habits of mind. (Mike Murawski)

Yamamoto at Fondazione Pastificio Cerere, Rome

Time. Time goes by so slowly for those who wait, as mentioned in that famous song by Madonna. Well for me January has been a tremendous time of activity and I’ve had little time to wait (this is why I find myself writing this blog on January 30th and the deadline is tomorrow…).

End-of-the-month considerations? Well, although quite long, January is always good to me. New resolutions kick in, I generally have a lot of energy and new projects start taking shape (I’m founding a cultural association with a few friends and helping them with their online presence and I’m also working with a YouTuber so if things go well you will know soon!)

Start-of-the-new-decade considerations? As Seema Rao writes in one of their recent posts (and I couldn’t have said it better):

The last decade has offered us enormous growth in the field. […] Museum workers other than curators are gaining power, often rising to directors of major museums. People are seeing that collection knowledge should be shared in ways that center the visitor instead of the museum. And, yet, there is so much to do.

Yes, there’s so much to do! I love you Seema for saying it out loud. It’s been on my mind for quite some time now that museums should enable wellbeing in a time of confusion and help reduce suffering and stress. Some newspapers already highlight the importance of museums to de-stress. Yet I check out the news every day and every day I wish we all could be better enablers of the happiness that already exists around us. So this is my 2020 museum resolution: make museums businesses of happiness.

What do I mean by that? A business, ideally, makes rational choices and has an economic foundation. Happiness is real only when shared. So in 2020 I’m all for sharing the idea that museums can think rationally and promote happiness. How do they think rationally? By unlearning old behavioural patterns and implementing technology for inclusion purposes.

See, I’ve been networking intensely in Rome and meeting the gamers and shakers in the art, digital and museum fields. Things seem to be moving here, although slowly, as shown for instance by one of the companies I learned about over these months: Histovery. Histovery aims at designing, producing and operating augmented visit solutions so that museums can better serve their audiences. They do it through what they call the “HistoPad” and some of the sites they worked with in France are very dear to my heart, such as the Musée Grevin.

So yes, I believe a business of happiness should “tech-ify” itself in order to be more accessible, and more cultural sites in this country should take advantage of the services of companies like Histovery. (MIBAC – Italian Ministry of Cultural Goods and Activities – can you hear us?)

Another consideration needs to be made though. Museums are very relevant because that’s where our stories unfold and we reveal who we are as people and then as societies. So it is absolutely necessary today that museums be inclusive and use many different registers to appeal to a variety of groups, highlighting the just and unjust of this often cruel world. It is clear, today more than ever, that Western arts institutions are founded on colonial, capitalist, and patriarchal structures and in a country like Italy you sense this even more. We enhance them, one way or the other, unfortunately, and it’s a vicious circle.

So yes, I hope 2020 is the year of change and transformation for museums. The year of getting undressed and walking naked towards all publics. Inequity is not cool, has never been and will never be. In 2020, let’s get rid of the old to make space for the new and unheard.

TESTO ITALIANO

Friday Heirloom 111: Nel 2020 un museo è un business della felicità

Il cambiamento trasformativo inizia a verificarsi nelle nostre culture istituzionali quando esaminiamo, interrompiamo, decentriamo e sostituiamo strutture organizzative e abitudini mentali dannose e oppressive. (Mike Murawski)
Il tempo. Il tempo passa così lentamente per coloro che aspettano, come menzionato in quella famosa canzone di Madonna. Bene, per me gennaio è stato un periodo di attività tremenda e ho avuto poco tempo per aspettare (ecco perché mi ritrovo a scrivere questo post il 30 gennaio e la scadenza è domani…).
Considerazioni di fine mese? Bene, anche se piuttosto lungo, gennaio è sempre stato buono con me. Le nuove risoluzioni prendono il via, generalmente ho molta energia e dei nuovi progetti iniziano a prendere forma (sto fondando un’associazione culturale con alcuni amici occupandomi della loro presenza online e sto anche lavorando con uno YouTuber, quindi se le cose vanno bene, beh, lo saprete presto!)
Considerazioni sull’inizio del nuovo decennio? Come scrive Seema Rao in uno dei suoi post recenti (e non avrei potuto dirlo meglio):
L’ultimo decennio ci ha offerto un’enorme crescita nel settore. […] Professionisti museali diversi dai curatori stanno guadagnando potere, spesso diventando direttori di musei rilevanti. La gente vede che la conoscenza della collezione dovrebbe essere condivisa in modo da centrare il visitatore e non il museo. Eppure c’è così tanto da fare.
Sì, c’è così tanto da fare! Ti adoro Seema per averlo detto ad alta voce. Ho in mente da un po’ di tempo ormai l’idea che i musei debbano attivare il benessere in un momento di confusione come questo e contribuire a ridurre sofferenza e stress. Alcuni giornali sottolineano già l’importanza dei musei contro lo stress. Eppure guardo le notizie ogni giorno e ogni giorno vorrei che tutti potessimo meglio “abilitare” la felicità che già esiste intorno a noi. Quindi questa è la mia risoluzione sui musei nel 2020: renderli imprese felici.
Cosa intendo con questo? Un’impresa, idealmente, fa scelte razionali e ha una base economica. La felicità è reale solo quando condivisa. Quindi nel 2020 sono al 100% per condividere l’idea che i musei possano pensare razionalmente e promuovere la felicità. Come lo farebbero? Disimparando i vecchi schemi comportamentali e implementando la tecnologia ai fini dell’inclusione.
Vedete, mi sto dando molto da fare a Roma per incontrare gente di rilievo nei campi dell’arte, del digitale e dei musei. Le cose sembrano muoversi qui, anche se lentamente, come dimostrato ad esempio da una delle aziende di cui ho appreso in questi ultimi mesi: Histovery. Histovery mira a progettare, produrre e gestire soluzioni di visita ampliate in modo che i musei possano servire meglio il loro pubblico. Lo fanno attraverso quello che chiamano “HistoPad” e alcuni dei siti con cui hanno lavorato in Francia mi sono molto cari, come il Musée Grevin.
Quindi sì, credo che un’impresa della felicità dovrebbe “tecnologizzarsi” per essere più accessibile, e più siti culturali in questo paese dovrebbero trarre vantaggio dai servizi di aziende come Histovery. (MIBAC – Ministero dei beni e delle attività culturali – puoi sentirci?)
Un’altra considerazione deve essere fatta però. I musei sono molto rilevanti perché è lì che riveliamo le nostre storie e riveliamo anche chi siamo come persone e poi come società. Quindi è assolutamente necessario oggi che i musei siano inclusivi e utilizzino molti registri diversi per abbracciare una varietà di gruppi, mettendo in evidenza il giusto e ingiusto di questo mondo spesso crudele. È chiaro, oggi più che mai, che le istituzioni artistiche occidentali sono fondate su strutture coloniali, capitaliste e patriarcali e in un paese come l’Italia lo si percepisce ancora di più. Sfortunatamente li rendiamo più forti, in un modo o nell’altro, ed è un circolo vizioso.
Quindi sì, spero che il 2020 sarà l’anno del cambiamento e della trasformazione per i musei. L’anno di spogliarsi e di camminare nudi verso tutti i pubblici. La disuguaglianza non è attraente, non lo è mai stata e non lo sarà mai. Nel 2020, sbarazziamoci del vecchio per fare spazio al nuovo ed inaudito.

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