Friday Heirloom 2020

Friday Heirloom 114: Museums as Agents of Change (ENGLISH/ITALIANO)

If anyone had told me I’d have lived through a global pandemic in my lifetime I’d never have believed it. Yet, in times like these, we have no choice but to think about what really matters while the world around us is shifting under our eyes and the certainties we once treasured seem to vanish like sand. 

A quarantine moment

Until the beginning of 2020 (which, by the way, started with pressing demands — including but not limited to the devastating fires in Australia and the threat of World War III), the museum world was buzzing with energy and the ever-increasing pressure on curatorial teams to produce exhibitions that matter to an (also ever-) changing community was real. Professionals of all kinds were flying all over the world and the artists themselves were apt and willing to give their best to be present. But then coronavirus shut everything down. 

I was recently selected among a group of museum professionals to define the word « museum » in today’s reality (for the Museological review, Issue 24). What I thought, as I sat down trying to come up with a definition, is that our museums should not be shy temples of beauty: in order to thrive, stay relevant and operate to serve the public they must take risks and be agents of change.

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I find it difficult to believe that, as I write this, it’s only been just over a month since we returned to « normal » here in Italy, and by normal I mean that we witnessed the reopening of cafés, bars and restaurants (although the shadow of the times we just passed is still falling on us as we cautiously help each other with groceries or stand in line keeping a distance). We barely left the house for about three months and although (maybe) all this looking within felt somehow good at the beginning I think the quarantine had most people face to face with their inner monsters.

A rare moment of (quarantine) treasure

But when fate has something different set for us we have no choice but to surrender to it. Every move, every word, every single expectation becomes irrelevant compared to the greater scheme of things. Are we to struggle through it? Are we to cherish the unexpected? If change is the only constant in our lives, and things transform under our eyes, and we grow as we speak, why is that only a few things are more unacceptable than change?

Yet change is also necessary. And museums as community hubs have the responsibility to start it. To move mountains.

Testo Italiano

Friday Heirloom 114: I Musei Come Agenti Di Cambiamento

Se qualcuno mi avesse detto che avrei attraversato una pandemia globale nel corso della mia vita non ci avrei mai creduto. Eppure, in tempi come questi, non abbiamo altra scelta che pensare a ciò che conta davvero mentre il mondo che ci circonda cambia sotto i nostri occhi e le certezze che una volta custodivamo sembrano svanire come sabbia.
Fino all’inizio del 2020 (che, a proposito, è iniziato con pressanti richieste – tra cui, ma non solo, i devastanti incendi in Australia e la minaccia di una terza guerra mondiale), il mondo dei musei brulicava di energia e la pressione sempre crescente sui team curatoriali di produrre mostre importanti per una comunità (anche, sempre) in evoluzione era reale. Esperti di ogni genere attraversavano il mondo e gli artisti stessi erano atti e disposti a dare il massimo per essere presenti. Ma poi il coronavirus ha fermato tutto.
Di recente sono stata selezionata da un gruppo di professionisti museali per definire la parola “museo” nella realtà di oggi (per la Museological Review, Numero 24). Quello che ho pensato, mentre ero seduta a cercare di trovare una definizione, è che i nostri musei non dovrebbero essere timidi templi di bellezza: per prosperare, rimanere rilevanti e operare per servire il pubblico devono correre dei rischi ed essere agenti di cambiamento.
Trovo difficile credere che, mentre scrivo questo, è passato solo poco più di un mese da quando siamo tornati alla “normalità” qui in Italia, e per normalità intendo che abbiamo assistito alla riapertura di caffè, bar e ristoranti (anche se il l’ombra dei tempi appena trascorsi ci sta ancora dietro mentre ci aiutiamo a vicenda con cautela a fare la spesa o rimaniamo in fila mantenendo la distanza di sicurezza). A malapena siamo usciti di casa per circa tre mesi e anche se (forse) tutto questo guardarci dentro sembrava in qualche modo bello all’inizio penso che la quarantena abbia messo molte persone faccia a faccia con i loro mostri interiori.
Quando il destino ha un disegno diverso per noi non abbiamo altra scelta che arrenderci. Ogni mossa, ogni parola, ogni singola aspettativa diventa irrilevante rispetto al grande schema delle cose. Dovremmo restarci male? Dovremmo accogliere con piacere l’inaspettato? Se il cambiamento è la sola costante nella nostra vita e la realtà si trasforma sotto i nostri occhi, e cresciamo mentre si parla, perché solo poche cose sono più inaccettabili del cambiamento?
Tuttavia il cambiamento è anche necessario. E i musei come centri di unione hanno la responsabilità di avviarlo. Di spostare le montagne.

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